Il programma politico e lo Statuto del Partito degli Italiani dall’Estero

Written by Salvatore Viglia on Febbraio 20th, 2009

PROGRAMMA DEL PARTITO DEGLI ITALIANI DALL’ESTERO

Introduzione

 Il Partito degli Italiani dall’Estero si presenta fuori dalle vecchie convenzioni politiche che le hanno viste protagoniste dal dopo guerra ad oggi. Dall’Estero per l’Italia. Un Partito per tutti gli Italiani ovunque si trovino. Una vera grande novità per la Nazione italiana.

 È stato calcolato che gli Italiani e gli oriundi Italiani all’estero siano circa 60 milioni (più degli Italiani residenti in Italia). L’altra metà della Nazione italiana comprende: 40 mila imprese a conduzione italiana iscritte nelle Camere di Commercio estere; circa 200 radio e televisioni; 400 quotidiani; 385 Parlamentari di origine italiana nei vari Parlamenti nel mondo

 Appare quindi evidente che è nell’interesse di tutti gli Italiani valorizzare quest’altra metà della Nazione in grado di accrescere notevolmente il peso internazionale dell’Italia dal punto di vista politico, economico, sociale e culturale. Occorre trasformare la grande esperienza maturata dagli Italiani all’estero, i loro legami internazionali, la loro energia, il  loro entusiasmo, il loro incondizionato amore per la Patria in una nuova linfa vitale capace di rigenerare l’intero sistema politico e sociale italiano. Per il PIE, ovunque ci sia un Italiano c’è un interesse italiano da seguire e valorizzare.

 Dopo il famoso boom economico degli anni sessanta che altro non fu che “qualcosa” sul nulla e non realizzazione di un progetto organizzato, abbiamo conosciuto solo e quasi unicamente crisi economiche. Ciò sta a significare che l’incapacità di saper governare la cosa pubblica con l’impegno e l’efficienza di gestione che contraddistingue il buon padre di famiglia e i Paesi della U.E. occidentale, è divenuto un male endemico, con la conseguenza di una scarsa osservanza dei diritti del cittadino, mettendo cosi in forse il concetto di democrazia.
 Bene si fa a porre questioni morali, di etica, di trasparenza, ma queste restano solo proposte di carattere tuttora propagandistico prive, e si vede, di qualsiasi volontà di reale attuazione. La scuola, la formazione giovanile, l’indirizzo educativo a tutti i livelli della nostra società, l’assoluta incapacità e mancanza di competenze e di organizzazione, conclama risultati deleteri e non realizza né prospetta  soluzioni programmatiche  positive.

La gestione delle istituzioni non deve più essere inquinata da interessi privati o di clan, ma deve fare riferimento agli stessi valori positivi che sono corredo di tante società europee avanzate. Per arrivare a tanto occorre una rifondazione della società su basi europee, quindi sulla coerenza,  dirittura, capacità professionale, impegno, precisione e qualità.

 Inutile sottolineare che è proprio il concetto stesso di politica che debba cambiare. Sino ad oggi, politica ha significato mezzo attraverso il quale, strumentalizzando le problematiche della Nazione, si possano raggiungere obiettivi personalistici o di clan. Occorre invece risolvere, presto e bene, gli annosi problemi di un Paese ingessato, mai risolti per l’assenza di moderni metodi di lavoro e la rarità delle capacità professionali, con una gestione professionale, disinteressata ed efficiente, con la dedizione al lavoro e l’interesse per il raggiungimento degli obiettivi. Cosa ottenibile con la responsabilizzazione e la formazione dei funzionari, che non dovranno essere abbandonati a sé stessi ma lavorare responsabilmente in un quadro di metodi e procedure chiare e semplici.

 Il nostro nuovo partito si propone proprio questo: scardinare i meccanismi che hanno reso e rendono sclerotico il sistema chiuso a qualunque proposta di cambiamento anche sotto forma di evoluzione. Non si accetta, con miriadi di giustificazioni politiche e filosofiche per quinta essenza  retoriche, di ammettere una presa d’atto che non lascia alternative se si vuole uscire non tanto dalla crisi contingente di turno, ma di riorganizzare il paese per debellare quella malattia endemica di cui sopra.

 Gli obiettivi primari che il P.I.E si pone sono quelli di approntare un nuovo patto sociale attraverso il quale salvare il Paese dalla deriva sicura nella quale si è diretto. Promuovere ogni sistema utile ad educare alla organizzazione intesa come ordine contemporaneamente pratico e morale che faccia da guida nel lavoro della gestione della cosa pubblica a tutti i livelli.

La introduzione di una classe dirigente d’eccellenza, con responsabilità e capacità, insieme alla risoluzione del conflitto di interessi di parte, è un primo strumento necessario per il salto di qualità. Un secondo strumento è l’adeguata formazione dei funzionari pubblici, che devono lavorare nelle chiarezza e nell’impegno.. Un terzo strumento è la fondazione di una società nazionale (finora assente; abbiamo invece i clans) che operi per gli interessi nazionali e sulla base di valori positivi di riferimento, che devono essere pubblici e conosciuti. Per arrivare a tanto, non si puo’ evitare una chiara e trasparente catarsi la quale motivi le persone tutte ad uccidere i tarli esistenti nel tessuto sociale, allo scopo di far nascere quelle stesse capacità civili che sono diffuse in Europa, e rendere le istituzioni capaci di realizzare, nella realtà, i diritti dei cittadini.

 I dicasteri con portafoglio sono di fatto divenuti oggi sistemi di arricchimento partitico e di concessione. Questi hanno prodotto e producono quel sottobosco nascosto evidenziato dalle intercettazioni telefoniche,   corruzioni e concussioni, elargizione di appalti, conflitti di interesse assurti a norma: cassieri-esattori, guardie-ladri ecc.

 Fuori dalle convenzioni, dunque, il P.I.E propone un programma che per certi versi ripudia i vecchi schemi e si pone fuori soprattutto dalla prassi tuttora in auge di eterna propaganda politica che approfitta del governo del Paese. Il programma del PIE non vuole, tuttavia, essere un programma omnicomprensivo. Esso intende, piuttosto, soffermarsi su alcuni aspetti e problemi che spesso sono stati trascurati.

 La Costituzione italiana rimane, in ogni caso, la bibbia del P.I.E. Ogni dettato presente nella Carta sarà la nostra guida nelle decisioni politiche ed organizzative relative agli italiani tutti uguali nella esazione dei diritti e nell’attuazione dei doveri ovunque essi siano residenti nel mondo. Salute, libertà, pari dignità, uguaglianza nei riguardi della legge ecc. saranno principi imprescindibili da ogni azione politica in quanto tale. Gli Italiani residenti all’estero dovranno poter votare per corrispondenza a tutti gli appuntamenti elettorali in Italia e non solo ridotti alla Circoscrizione estero. Per il PIE questo è, infatti,  il punto di partenza per ogni vera riforma. 

Voto Diretto e Rappresentanze all’Estero

Premessa
Solo cinque su venticinque sono i Paesi dell’Unione Europea che costringono i propri cittadini residenti all’estero a tornare a casa per votare alle elezioni politiche: Cipro, Grecia, Irlanda, Malta e Slovacchia. In compenso già esiste uno Stato dove si può votare col proprio computer, comodamente seduti in poltrona in un qualunque posto del mondo: l’Estonia.

- Il PIE ritiene fallimentare l’esperienza della Circoscrizione estero. Una sparuta truppa di rappresentanti degli Italiani all’estero (limitata per  legge a 18 deputati e Senatori), per di più divisa tra i vari partiti della maggioranza e dell’opposizione, non può e non ha potuto incidere minimamente sul panorama politico italiano.

- Il P.I.E si batterà con tutte le proprie forze per ottenere che tutti gli italiani possano votare per corrispondenza o per via telematica, proprio come si fa in Estonia.

- Il PIE è per l’abolizione del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), organismo ormai del tutto pletorico, estremamente costoso e inefficiente. Il PIE intende esercitare un severo controllo sulla correttezza, sull’efficienza e sulla trasparenza delle nostre rappresentanze all’estero (Ambasciate, Consolati, Uffici Commerciali, Istituti di Cultura, Camere di Commercio, ecc). La lotta agli sprechi e ai soprusi andrà a beneficio di tutti gli italiani

- Il PIE è per la riorganizzazione dei vecchi Comites con sistemi elettivi trasparenti sotto il controllo preventivo del dipartimento estero e con la possibilità, una volta alleggeriti dall’elefantismo dei CGIE, di poter incaricare, con nomine ufficiali, delegati governativi che organizzino le operazioni di voto con funzioni ispettive e di controllo. Questi nuovi organismi faranno da strutture locali per le esigenze degli Italiani ivi residenti.

I compiti dei Comites debbono  restare ben distinti da quello dei Consolati. I Presidenti dei Comites vanno eletti direttamente e non scelti dai Consiglieri. Il compito del Presidente, sarà quello di coordinatore senza diritto di voto, mentre il potere decisionale resterebbe ai Consiglieri a maggioranza relativa con voto segreto.
 
Per evitare ulteriori sprechi occorre spostare le sedi e le segreterie nei Consolati. Le riunioni da tenersi negli stessi o negli Istituti di Cultura con dibattiti ed interrogazioni da parte dei partecipanti.. In altre parole, coinvolgere ed invogliare di più’ i cittadini e in primis i giovani.
I Presidenti dei Comites avranno il compito di presentare agli eletti all’estero nelle rispettive Circoscrizioni, un’appropriata relazione di proposte e interrogazioni, scaturita dalle riunioni. Almeno fino a termine di legislatura.

Va istituita una Commissione di monitoraggio dei Comites all’interno del Comitato Permanente Italiani all’Estero, sanzionando con dei richiami i Comitati dormenti o poco efficienti, dopo il terzo richiamo prevederne la chiusura.

- Per il PIE sono incomprensibili disparità di trattamento tra Italiani residenti in Italia e Italiani residenti fuori dell’Italia. In un  solo progetto di programma unico, saranno risolte le attuali istanze degli Italiani residenti all’estero. IL PIE auspica una più qualificata presenza delle Istituzioni italiane cui i nostri concittadini devono e possono fare riferimento, una maggiore efficienza delle Istituzioni a cominciare dalla produzione documentale per finire ai rinnovi dei passaporti, assegni sociali che elevino la soglia di decenza della vita.

- Il PIE si batterà per estendere in regime di reciprocità (come già avviene in ambito UE)  la possibilità degli Italiani residenti all’estero di votare alle amministrative locali. Ciò aumenterà notevolmente il peso politico delle Comunità italiane.      

Economia e Pubblica Amministrazione
Premessa
E’ giunto il momento di sconfessare definitivamente le scelte economiche dettate da pregiudizi ideologici. Oggi non è possibile e neanche lecito disquisire semplicisticamente  sul governo di questo paese sotto l’egida del liberismo oppure del socialismo. Abbiamo coscienza della gravità del sistema Italia in tutte le sue manifestazioni finanche culturali, di investimento e di ricerca che non permettono di continuare a filosofeggiare dicendo tutto o il suo contrario mentre il Paese va a rotoli.

Viviamo una emergenza economica molto grave. Abbiamo bisogno soprattutto che chi governerà il paese vantando il suffragio universale dell’elettorato appronti immediatamente soluzioni possibilmente condivise tra maggioranza ed opposizione soprattutto nella gestione economica del Paese e della Pubblica Amministrazione.

- Il P.I.E propone che i dicasteri dell’Economia e della Funzione Pubblica siano frutto di una grande collaborazione bipartizan e che le decisioni più importanti per il bene del paese, siano prese di comune accordo tra maggioranza ed opposizione soprattutto in regime di emergenza.  Si propone la spoliticizzazione dei ministeri e l’adozione di un quadro tecnico-professionale per salvare il Paese dal fallimento.

- Per il PIE i ministri, i loro collaboratori e funzionari, soprattutto per quei ministeri dell’economia e delle finanze e delle infrastrutture dovranno essere solo ed unicamente dei tecnici o politici altamente specializzati. Nuove capacità di gestione sono necessarie nelle istituzioni. Esse possono essere introdotte nella P.A. attraverso:

- l’avvio di una serie di controlli affinché il politico o il funzionario pubblico lavori per il Paese e non per il proprio clan o gruppo di potere;
- la regolamentazione nella P.A. del conflitto di interessi e il chiaro riconoscimento dell’interesse nazionale;
- l’introduzione del principio che se a un politico viene affidata la direzione di una istituzione esso deve avere la capacità professionale e l’esperienza per dirigerla con efficienza  per ottenere risultati positivi nei fatti e non, come spesso avviene, solo a parole.

- Uno degli obiettivi del P.I.E è interrompere immediatamente la triste e squallida abitudine istituzionale del cosiddetto “spoil system” e, cioè, che chi vince le elezioni soppianta i vecchi funzionari con di nuovi facenti parte del proprio schieramento politico. Quale bacino clientelare più ricco di questo ha minato e mina di fatto le istituzioni italiane prescindendo del tutto dalla efficienza, dalla meritocrazia e dalla preparazione individuale? Basta. Chi vale e lo dimostra avrà incarichi importanti. Il taglio deve essere netto con un andazzo che definire scandaloso è riduttivo.

- Il PIE ritiene che l’incremento delle esportazioni di beni e servizi italiani sarà tanto maggiore quanto più elevato sarà il potere d’acquisto delle comunità italiane nel mondo e dei Paesi in cui risiedono o lavorano. Essi possono diventare i veri ambasciatori dell’italianità.

- Il PIE intende favorire la nascita di società miste tra le piccole e medie imprese italiane e quelle dirette da Italiani all’estero nonché di agevolare la nascita anche all’estero di distretti industriali italiani. Inoltre, intende favorire la circolazione dei brevetti e del know how italiano.

- Il PIE  auspica una più consistente rappresentanza delle banche italiane nel mondo, attualmente presenti solo marginalmente sui mercati internazionali.

- Il PIE auspica la costituzione di un’agenzia finanziaria in grado di far convergere e di mobilitare i risparmi di cui dispongono gli Italiani operanti al di fuori del territorio nazionale, da istituire presso la Banca d’Italia e da collegare a nuove iniziative imprenditoriali con il supporto dei principali istituti bancari. La massa di denaro che un’agenzia finanziaria per gli Italiani nel mondo può canalizzare ammonta a diversi miliardi di euro, una quantità imponente che attualmente soltanto per minima parte affluisce in Italia.

- Il PIE intende farsi carico dei danni economici subiti dagli Italiani all’estero dovuti a inadempienze contrattuali, nazionalizzazioni forzate, prevaricazioni o soprusi delle autorità governative ed economiche estere.  Oltre a una incisiva campagna di informazione e sensibilizzazione dell’opinione pubblica verrà fornita una più adeguata assistenza legale mediante studi legali associati o convenzionati.

Politica estera
Premessa
 In sintonia con gli orientamenti dell’Unione Europea, il PIE  intende promuovere una politica estera che privilegi soprattutto i rapporti politici, economici e culturali con i Paesi dove vivono grandi Comunità di Italiani e con i quali esistono profondi vincoli storici. In questo contesto l’Italia dovrà anche avere un occhio di riguardo per le immigrazioni provenienti da Paesi che in passato hanno spalancato le porte agli Italiani.  

- Il PIE intende stimolare la nascita di un Osservatorio sul ruolo dell’Italia nel contesto internazionale. Si tratta di analizzare nei dettagli ‘benefici e rischi’ che ogni scelta di politica estera comporta per la Comunità italiana residente sia in Italia che all’estero.   

- Il PIE intende innescare a livello internazionale un nuovo circolo virtuoso che miri a valorizzare la presenza italiana nel mondo, considerandola una grande risorsa per l’Italia e un importante fattore di sviluppo per i Paesi dove risiedono gli italiani.

- Il PIE ritiene che si debba rivedere l’applicazione della Legge sulla doppia cittadinanza, rendendola più funzionale alle nuove esigenze e aspettative. E’ sensazione diffusa che attualmente sia abbastanza facile diventare italiani per alcune categorie privilegiate (ad esempio, i calciatori) e spesso quasi impossibile per chi magari da anni vive e lavora in Italia.

Innovazione
Premessa.
 Avendo inserito una ( i ) nel suo logo, che sta per Italia e innovazione, il PIE ha chiaramente compiuto una scelta radicale per l’innovazione a tutto tondo. Del resto dall’innovazione dipende la possibilità per l’Italia di restare competitiva nell’ambito dei Paesi maggiormente industrializzati, garantendo al maggior numero di Italiani possibile elevati standard di vita.  

- Il PIE si batterà per l’introduzione dell’e-governement in tutta la Pubblica Amministrazione informatizzando ogni ufficio e ogni struttura che si occupi della gestione pubblica mettendoli in diretta connessione sistematica, complessiva ed immediata. Ciò a garanzia dell’efficienza, della velocità, della esattezza, della sinergia collaborativa tra istituzioni nonché della trasparenza delle attività di spesa e di gestione pubblica. Il tutto, s’intende, gestito da personale altamente qualificato e competente.

- Il PIE si propone di valorizzare la ricerca e gli scienziati italiani operanti in Italia e all’estero e di far conoscere tutto ciò che di più sofisticato viene prodotto con il marchio del Made in Italy.

- Il PIE è consapevole che sono molti gli Italiani con una grande specializzazione ma che per il loro tipo di lavoro trovano oggi all’estero condizioni migliori che in Italia. Dalla loro esperienza, l’Italia può trarre grande profitto, sia in termini di conoscenza, sia in termini ideali, sia in senso materiale. Occorre, in ogni caso, arrestare la drammatica fuga di cervelli e di far rientrare i giovani più promettenti.

- Il PIE, nell’ottica del consolidamento dei rapporti con le comunità italiane all’estero, intende   incentivare gli interscambi e i progetti di ricerca bilateralmente finanziati (nello specifico contesto degli accordi fra CNR e Centri analoghi stranieri), affinché vengano assegnati particolari punteggi ai ricercatori e “visiting professors” di origine italiana nati e operanti all’estero, oppure a quelle domande che, pervenute sia dall’Italia sia da Centri di ricerca stranieri, riguardino determinati temi di particolare interesse per la valorizzazione dell’Italia nel mondo o degli Italiani residenti all’estero.

- Il PIE intende promuovere la nascita un Premio Internazionale per gli italiani che ogni anno si siano distinti in campo scientifico e tecnologico.

Cultura
Premessa
 Il PIE intende riservare una particolare attenzione alla cultura promuovendo una vasta circolazione di idee, in modo da amalgamare tutto ciò che di positivo gli Italiani hanno saputo esprimere sia in Italia che all’estero, nonché una più diffusa conoscenza, anche a livello scolastico, della storia dell’emigrazione italiana e del contributo che tanti italiani come Garibaldi hanno dato alla storia degli altri Paesi;

- Il PIE ritiene che la Televisione possa giocare un ruolo rilevante nell’elevazione culturale di tutti gli Italiani. In questo contesto, occorre assolutamente potenziare notevolmente i programmi di Rai International che sempre di più debbono diventare uno strumento di informazione e promozione culturale ad altissimo livello, con un crescente spazio riservato all’informazione di ritorno proveniente dagli Italiani all’estero.   

- Il PIE intende favorire ogni forma di interscambio attraverso la concessione di borse di studio, ricerche specialistiche, stages di lavoro, insediamento all’estero di succursali universitarie, progetti mirati su  internet o attraverso DVD, CD e TV.

- Per il PIE la promozione della cultura italiana all’estero va attivata anche mediante corsi di formazione universitaria, post universitaria e master in regime di reciprocità con i Governi degli altri Paesi;

- Il PIE intende favorire la nascita di collane di libri, documentari, WEB Tv, portali che hanno come obiettivo l’ampliamento della conoscenza della cultura italiana;

- Il PIE intende favorire gli scambi culturali soprattutto nell’ambito della musica popolare, classica  e lirica (quest’ultima una delle più tipiche espressioni italiane), della letteratura, della pittura, della scultura,ecc.

Istruzione
Premessa
 Ormai è appurata l’assoluta inutilità del nozionismo fine a sé stesso per cui è da auspicare l’abolizione dei questionari a tempo scandalo di ogni valutazione esatta ed umana nei concorsi pubblici. L’approccio umano ed il dialogo, fosse anche sotto forma di esame, mette in rilievo agli occhi dell’esaminatore, aspetti molto più importanti che un questionario freddo e tante volte buffo    ignora a prescindere. Questo rimedio fu introdotto per ovviare a concorsi con migliaia di partecipanti per ridurre i tempi che i colloqui avrebbero reso infiniti. Ma si è rivelato un rimedio che non cura i mali.

- Il PIE auspica una riforma che soppianti l’idea sbagliata che l’istruzione basti a formare il cittadino di domani. Approdare alla istruzione in termini proficui significa aver predisposto le basi necessarie di educazione a tutti i livelli: famiglia, ambiente, costume, lavoro, rispetto, principi fondamentali di etica e di morale, educazione stradale ecc. sino ad arrivare alla raccolta differenziata ma soprattutto fornire gli strumenti per sapersi organizzare ed essere attivi ed efficienti in qualità di lavoratori.
 
- Il PIE intende sostenere le scuole italiane all’estero. Il loro ruolo va quindi allargato e potenziato, nonché indirizzato verso particolari obiettivi di sbocco occupazionale che, individuate nuove possibilità, possono favorire sia l’arricchimento socioeconomico nei Paesi in cui operano, sia l’avvicinamento culturale ed economico di questi verso l’Italia. Occorre, inoltre, ampliare il riconoscimento dei titoli di studio.

Università
Premessa
 L’Università dovrà avere un ruolo fondamentale soprattutto di ricerca elevando sensibilmente la qualità dell’insegnamento a seguito di concorsi severi e trasparenti che basino le loro scelte sul merito, sulle capacità personali e sulla portata dei progetti. In questo modo, approntando tutto il necessario per investimenti nel lungo e medio termine, vedremo il ritorno di quanti presi dalla disperazione sono andati all’estero ad offrire il proprio sapere e con il loro ritorno il paese si avvantaggerà di un patrimonio di competenza di inestimabile valore acquisito all’estero. E’ inutile continuare ad insistere nel predicare il loro ritorno in patria senza mettere a loro disposizione gli strumenti che invece trovano all’estero.

- Il PIE ritiene che per i giovani Italiani residenti nel mondo dovranno essere approntati programmi di formazione professionale in loco con apposite convenzioni di carattere bilaterale con le Università per dare a loro la possibilità di mantenere la connotazione italiana a partire dalla lingua ed alla Nazione la possibilità di agire commercialmente e culturalmente in tutto il mondo attraverso questa longa manus che nessun Paese può vantare. Scuole quindi italiane all’estero alla stessa stregua di quelle presenti in Italia approfittando anche di strutture già presenti sui territori esteri e che hanno dimostrato e dimostrano grandi capacità. Senza contare che le scuole potrebbero e dovranno trovare al loro interno le professionalità in grado di gestirle a cominciare dagli insegnanti.

Giustizia
Premessa
 Il punto di partenza per una vera Riforma della Giustizia è quello di fare entrare questa Giustizia dalla porta principale dove si fanno le leggi: cioè, il Parlamento. In parole povere, non si può affermare che il suffragio universale ottenuto da Barabba ai danni del Giusto possa essere un criterio di scelta o di giustificazione qualora un galeotto o un delinquente possa  avere i numeri per approdare in Parlamento. Il principio di non colpevolezza sino a sentenza passata in giudicato resta perché la sua formulazione non è stata dovuta al caso né a letteratura o peggio ancora alla politica. Così come resta il principio del recupero di tutti quelli che hanno pagato il loro debito alla giustizia scontando una pena detentiva. Ma nella vita politica debbono prevalere anche altri criteri.

- Il PIE è per l’introduzione di una prassi (si badi bene non di una legge) che chiunque abbia avuto una condanna penale anche solo di primo grado contro la pubblica amministrazione non si presenti a nessun tipo di candidatura e chi possiede cariche pubbliche, si dimetta immediatamente dall’incarico.

Questione femminile
Premessa
 Non v’è dubbio che una particolare attenzione il partito dovrà dimostrare nei riguardi delle donne italiane che risiedono in Italia e, soprattutto, all’estero e che sono state letteralmente dimenticate. Per questo argomento ci sarà una intera sezione dedicata a loro a prescindere dalla scarna quanto insignificante dicitura italiana delle “pari opportunità”. Di questo compito saranno investite soprattutto le studiose che già fanno parte del PIE e che si sono occupate da anni di questo problema.

- Il PIE intende dedicare una particolare attenzione sul piano informativo alle donne e al contributo che esse hanno dato alla crescita dell’Italia e all’affermazione dell’italianità nel mondo promuovendo dibattiti, mostre, ricerche, documentari, ecc. 

- Il PIE intende favorire la nascita al suo interno di un Gruppo di lavoro al femminile impegnato nella creazione di una rete telematica in grado non solo di far risaltare ciò che le donne italiane hanno compiuto nei vari Paesi del mondo ma anche di metterle in contatto diretto per elaborare progetti congiunti nell’interesse di tutte le Italiane, sia in Italia che all’estero.

Impegno Sociale
Premessa
 Ogni Italiano, ovunque esso viva, merita un’adeguata assistenza sociale, sanitaria e umanitaria, soprattutto se disabile, affetto da gravi malattie, portatore di handicap o che si trovi in gravi condizioni economiche. Alcuni aspetti dello Stato Sociale vanno assolutamente preservati. I diritti alla casa, alla salute, a una sana alimentazione e all’istruzione rimangono inalienabili e riguardano tutti. 

- Il PIE auspica che una parte consistente del volontariato italiano, estremamente utile ed efficace in molti Paesi in via di sviluppo, s’interessi anche degli italiani più bisognosi di cure ed assistenza sia in Italia che all’estero. Vanno quindi creati in Italia degli sportelli informativi ai quali tutti gli italiani nel mondo potranno rivolgersi, soprattutto nei casi più disperati. Si tratta, in sostanza, di avviare un programma di “formazione-informazione sui doveri e diritti” a tutti quegli italiani che ne hanno bisogno.
 
-  Il PIE oltre agli ex emigranti Italiani rimpatriati guarda con attenzione anche ai nuovi Italiani: cioè, agli  stranieri diventati Italiani e che nella loro nuova patria sono ancora emarginati. Il futuro dell’Italia dipende anche da loro.

- Il PIE intende assistere legalmente anche i detenuti italiani all’estero spesso completamente dimenticati dalle nostre autorità governative. A tale proposito verranno contattati avvocati specializzati e disponibili a fornire un’assistenza gratuita o convenzionata.

Turismo
Premessa
 Il turismo rappresenta il vero petrolio per l’Italia che detiene da sola il 50% di tutti i beni archeologici del mondo. Oggi molti discendenti di emigranti italiani esprimono un grande desiderio di conoscere il Paese dei loro avi ma non dispongono dei necessari mezzi finanziari.

- Il PIE si fa promotore di una politica di sviluppo turistico che tenga conto della presenza degli Italiani all’estero attraverso: a) la costituzione di pacchetti turistici intesi a favorire i viaggi in Italia degli Italiani residenti all’estero; b) biglietti convenzionati per giovani e anziani; c) rilancio delle case in multiproprietà; d) scambi di abitazioni; e) viaggi con pagamenti rateizzati.
 
- Il PIE intende anche promuovere viaggi culturali all’estero per far conoscere la storia dell’Italia e degli Italiani scritta all’estero

Incontri tra italiani
Premessa
 Favorire la possibilità di incontri e scambi di conoscenze ed esperienze tra Italiani residenti in Italia e all’estero sarebbe di grande utilità per la Nazione italiana, sia dal punto di vista politico, economico, sociale e culturale. 

- Il PIE intende impegnarsi in una serie di operazioni di grande impatto e utilità. Esempio: organizzare in diversi Paesi degli spostamenti collettivi con macchine ecologiche possibilmente progettate in Italia; incentivare la costituzione di squadre sportive (calcio, basket, pallavolo, ecc) formate solo da giovani Italiani residenti all’estero e che si esibiscono in particolari circostanze; promuovere lo scambio di compagnie teatrali e musicali per speciali esibizioni all’estero e in Italia; avviare  una rete telematica capace di collegare tutti i giornali, news letters e banche dati creati e diretti da Italiani nel mondo.

Presidenza della Repubblica
Premessa
 Potrebbe rappresentare un’interessante novità l’idea di sottoporre al Parlamento Nazionale, in occasione della prossima elezione del Presidente della Repubblica, una autorevolissima candidatura maturata all’interno della Comunità italiana residente all’estero o che per molti anni ha vissuto fuori dai confini dello Stato. 

- Il PIE invita tutti gli Italiani a suggerire il nome di un illustre concittadino residente all’estero o che abbia maturato una grande e lunga esperienza internazionale per l’incarico di futuro Presidente della Repubblica.

Moralità
Premessa
 Duole dirlo, fa male ammettere che sia la destra sia la sinistra che si sono alternate al governo del Paese in questi cinquant’anni non abbiano saputo o voluto vincere la tentazione di cedere all’interesse personale. Miliardi nascosti nei materassi, collusioni a tutti i livelli, nepotismi di una sfrontatezza senza uguali, arricchimenti indebiti, furbetti, affaristi, incompetenti ed inetti ecc. sulla pelle dei cittadini che nel frattempo, con la Costituzione tra le mani, hanno inutilmente cercato di vedere i propri diritti riconosciuti. Destra e sinistra hanno creato questo disastro e destra e sinistra insieme dovranno tirare fuori dalle difficoltà il Paese senza se e senza ma.

- Il PIE intende fare della disciplina morale nel sociale e nel pubblico un dovere etico per tutti rappresentanti del partito, che si debbono caratterizzare (non a parole ma nei fatti)  per il loro disinteresse privato nelle decisioni politiche, per il riconoscimento delle competenze e del merito a tutti i livelli, per la turnazione delle cariche e per l’esercizio partecipativo continuo.

- Il PIE chiede l’apertura di un fondo cui parteciperanno tutti i parlamentari, deputati e senatori, con una parte del loro stipendio che mensilmente verseranno e metteranno a disposizione di casi e fatti che esulino da previsioni di legge e che non siano previsti dai regolamenti. Casi valutati da un’apposita commissione cui confluiranno le istanze cosiddette “fuori previsione legislativa” ma che meritano di una attenzione particolare per colmare un vuoto legislativo grave. In questo modo,  provvedendo immediatamente al soccorso, si può ‘perdere’ tempo per trovare la soluzione legislativa opportuna per casi simili in futuro.
 

STATUTO

Art. 1 Preambolo
 
Il Partito degli Italiani dall’Estero (PIE) nasce all’estero ma guarda all’intera Nazione italiana. Il suo scopo ed obiettivo é quello di riunire le forze tra residenti all’estero ed in Patria, unico modo per ricostruire le strutture pubbliche e renderle realmente efficienti, risanare l’economia ed offrire ai cittadini un’alternativa efficace, reale e determinata, con un’etica e trasparenza totalmente innovativa di fare politica.

Si rivolge e si cura degli interessi di tutti i cittadini italiani, ovunque essi si trovino o risiedano. Il PIE si propone di tutelare gli interessi e di valorizzare la presenza degli italiani nel mondo, nonché di agevolare i rapporti sociali, economici e culturali tra i cittadini residenti in Italia e le Comunità italiane all’estero, ricostituendo in osservanza della Costituzione italiana, il Popolo italiano e la sua sovranità nella sua interezza.
Una particolare attenzione verrà dedicata all’Innovazione e al ruolo che la Tecnologia,  l’Economia della conoscenza, la buona gestione della Cosa pubblica, l’Informazione  e la ricerca in tutti campi, possono avere nell’elevare le condizioni sociali di tutti gli Italiani, in Italia come all’estero.

Infine, senza prevedere delle quote fisse, il Partito s’impegna a garantire al suo interno un’ampia rappresentanza di donne e giovani. 

 Art. 2 Iscrizione
 
L’iscrizione al partito è libera e gratuita per tutti gli italiani. Tutti gli iscritti, ovunque abbiano la residenza, hanno pari dignità, diritti e possono votare ed essere eletti. E’ prevista anche la Costituzione di una Speciale Sezione riservata agli stranieri amanti dell’Italia.

 Art. 3 Sede e Simboli
 
La sede provvisoria del partito è a Roma in via Veneto 108.  Il simbolo è una sfera gialla con una (i) minuscola all’interno (che sta per innovazione e per Italia), cinque stelle colorate nella parte superiore (in rappresentanza dei cinque Continenti) e la scritta Partito degli Italiani dall’Estero nella parte inferiore in un azzurro Europa, con i colori del giallo, della bandiera italiana e del bianco con sfumature rosso fuxia.

Il simbolo in tutte le sue varianti, proporzioni e sfumature di colori, compreso quella ufficiale, è accluso allo Statuto e ne fa parte integrante ed è di proprietà del fondatore del Partito Salvatore Viglia. La bandiera del PIE è verde con il Simbolo al centro.

Art. 4 Organo di informazione ufficiale del Partito

Organo di informazione ufficiale del Partito degli Italiani dall’Estero è il giornale telematico ad aggiornamento quotidiano www.politicamentecorretto.com

Art. 5 Organi del Partito
 
Sono previste le seguenti cariche e Organi istituzionali
Presidente
Segretario Generale
Direttivo
Segretari Regionali in Italia e Regionali e Nazionali all’Estero
Collegio Arbitrale
Assemblea Generale
Revisori dei conti

Art. 6  Presidente
 
L’incarico di Presidente viene conferito a una personalità prestigiosa e con un’adeguata esperienza iscritta al PIE, preferibilmente  residente all’estero e in grado di rappresentare autorevolmente il Partito verso l’esterno. Il Presidente viene eletto in prima votazione a maggioranza semplice dagli iscritti e, in seconda, a maggioranza semplice dei votanti su proposta del Segretario Generale, sentita l’opinione vincolante del Direttivo. L’incarico ha una durata annuale ma può essere rinnovato automaticamente più volte su proposta del Segretario Generale e con l’approvazione del Direttivo. 

Art. 7  Segretario Generale
 
Ha la rappresentanza legale del Partito. Viene eletto a maggioranza assoluta (50% + 1) degli aventi diritto al voto (con almeno 6 mesi d’iscrizione). Tutti possono presentare le proprie canditure almeno 30 giorni prima del Congresso la cui data di inizio è fissata dal Segretario Generale con almeno 90 giorni di anticipo. Se nella prima votazione nessuno otterrà la maggioranza assoluta degli iscritti si andrà al ballottaggio tra i primi due. Tra i due sarà eletto colui che ottiene la maggioranza semplice (50% + 1 dei votanti).
 
Al Segretario Generale viene affidata la guida e la gestione politica del partito ed opera di concerto col Direttivo. Qualora la legge elettorale lo disponga, può, sentito il parere vincolante del Direttivo, elaborare la lista dei candidati alle elezioni. In tutte le elezioni, in caso di parità, il voto del Segretario Generale conta il doppio.

Il Segretario Generale può nominare e revocare i Segretari Regionali in Italia e Segretari Regionali e Nazionali all’estero con il consenso del Direttivo.

Il Segretario Generale può in maniera autonoma concedere delle deleghe per compiti specifici

Il Segretario Generale può assumere su di se l’incarico di Tesoriere o affidare questo incarico a un’altra persona.       

Il Segretario Generale eletto nel Primo Congresso rimane in carica per quattro anni e può essere rieletto per una sola volta. Per una eventuale nuova candidatura dovrà aspettare almeno quattro anni. Gli stessi vincoli riguardano anche le elezioni successive. 

In caso di grave impedimento o a seguito della presentazione delle dimissioni, il Segretario Generale verrà sostituito dal Direttivo con un Segretario Generale provvisorio nominato tra i membri del Direttivo. Il Segretario Generale provvisorio dovrà indire entro sei mesi un Congresso per la nomina di un nuovo Segretario Generale.

Art. 8  Direttivo
 
Il Direttivo rappresenta il Governo del PIE. E’ composto da non più di 7 membri, includendo il Segretario Generale che ne fa parte integrante. Nelle votazioni, in caso di parità  il voto del Segretario Generale conta il doppio.  Il Direttivo collabora con il Segretario Generale nel perseguimento degli obiettivi politici coerentemente e rispettoso dei fini e dell’oggetto specificato dal presente Statuto. I componenti del Direttivo vengono nominati dal Segretario Generale e devono essere ratificati dalla maggioranza semplice dell’Assemblea in prima votazione e dalla maggioranza dei votanti in seconda.  Il Direttivo dovrà in ogni caso essere  confermato o cambiato ad ogni Congresso. Nella sua composizione al completo il Direttivo dovrà avere almeno tre membri con  residenza all’estero

Art. 9 Segretari Regionali in Italia e Regionale e Nazionali all’Estero
 
Con il suo svilupparsi il PIE dovrà necessariamente dotarsi di una rete di Segretari Regionali in Italia e Segretari Regionali e Nazionali all’estero. Questi Segretari sono i veri Ambasciatori del Partito nel Mondo. Nell’ambito dei principi ispiratori del PIE i Segretari Regionali in Italia e Regionali e Nazionali all’estero, possono muoversi autonomamente sia dal punto di vista organizzativo che nella promozione di nuove iniziative ma non possono assumere impegni economici a nome del PIE senza il consenso scritto del Segretario Generale.
In ognuno dei cinque Continenti i Segretari nazionali potranno eleggere un Coordinatore Continentale. Questa nomina, per essere valida, dovrà essere approvata dal Direttivo.       

Art. 10  Collegio arbitrale
 
Il Collegio arbitrale dirime tutte le questioni e le eventuali controversie sollevate all’interno del partito. Le sue decisioni sono inappellabili. Deve essere composta da almeno tre persone nominate dal Direttivo e approvato dall’Assemblea (una deve essere residente all’estero). Al Collegio arbitrale possono ricorrere i singoli membri del Direttivo e/o almeno 100 iscritti al Partito da almeno sei mesi.

Una eventuale mozione di sfiducia nei riguardi del Segretario Generale proposta dal Direttivo o da  almeno 300 iscritti (con almeno sei mesi d’iscrizione) per essere valida deve essere prima approvata dal Collegio Arbitrale e in seguito ratificata dall’Assemblea degli iscritti a maggioranza semplice dei votanti. In caso di sfiducia del Segretario Generale il Consiglio direttivo nomina secondo le procedure sopra indicate (art. 7) un Segretario Generale provvisorio.

Art. 11 Assemblea Generale
 
E’ formata da tutti gli iscritti al partito. Tutte le decisioni (anche nell’ambito dei Congressi) sottoposte all’Assemblea vengono approvate a maggioranza semplice (50% +1) dei votanti con almeno 6 mesi di anzianità d’iscrizione. Tutti possono votare  per via telematica. Ogni quesito sottoposto  all’Assemblea deve indicare una data precisa per essere accolta o respinta (non meno di tre giorni e non più di sette giorni). Tutte le votazioni sono a scrutinio palese. E’ obbligo del Segretario Generale informare l’Assemblea non solo sull’esito delle votazioni ma anche su come ogni singolo iscritto habbia votato.
La facoltà di sottoporre dei quesiti all’Assemblea spetta al Segretario Generale e, a maggioranza semplice, al Direttivo. Anche 100 iscritti con sei mesi di anzianità possono sottoporre dei quesiti per l’approvazione. Le decisioni dell’Assemblea Generale sono irrevocabili.

Art. 12 Revisori dei Conti

Conforme alle disposizioni di legge il Collegio dei Revisori dei conti controlla tutta l’attività economica del Partito e approva o respinge il Bilancio annuale del PIE. Nel caso che non venga approvato il Bilancio o vengano accertate gravi anomalie nella contabilità del Partito il Collegio dei Revisori  delega il Collegio Arbitrale ad assumere i necessari provvedimenti.

Art. 13  Durata delle cariche
 
Tutte le cariche decadono automaticamente dopo quattro anni, in sintonia con la fine del mandato del Segretario Generale. In caso di decadenza anticipata (dimissioni o altri motivi di forza maggiore) gli eletti e i delegati rimangono in carica fino al nuovo Congresso da tenersi al massimo entro sei mesi dalla decadenza del mandato del Segretario Generale.

Art. 14 Gestione provvisoria
 
In previsione del primo Congresso, da tenersi al massimo entro 18 mesi dalla nascita ufficiale del Partito (coincidente con l’approvazione del primo Statuto e Programma) e il raggiungimento di almeno 200 iscritti, l’intera gestione viene affidata al suo fondatore e Primo Segretario Generale, Salvatore Viglia.
 
Fino al primo Congresso il Segretario Generale:
a) assume provvisoriamente su di sé tutte le cariche istituzionali ed opera in sintonia e con il consenso del Comitato Promotore Internazionale;
b) può affidare (e revocare) a singoli membri del Partito Deleghe Speciali.
c) può nominare rappresentanti del Partito in tutte le Regioni italiane nonché rappresentanti Regionali e Nazionali nei cinque Continenti. 
d) Può nominare un Tesoriere di sua fiducia.

Inoltre, sarà suo preciso compito:
 
a) avviare tutte le azioni necessarie alla crescita e allo sviluppo del partito;
b) operare in maniera trasparente e democratica, avvalendosi per la gestione ordinaria di un Gruppo di lavoro formato da iscritti al partito;
c) gestire economicamente il partito. In questa fase tutte le spese verranno effettuate a titolo personale e con i contributi volontari degli iscritti. 
d) preparare adeguatamente il primo Congresso Internazionale;
e) affidare a una commissione di studio interna al Partito l’analisi di questo Statuto con le sue possibili modifiche da sottoporre all’approvazione dell’Assemblea nel corso del Primo Congresso.

Il Comitato Promotore Internazionale si scioglierà in occasione del Primo Congresso Internazionale.

 Art. 15. Modifica dello Statuto
 
Solo in occasione del Primo Congresso Internazionale è consentito modificare lo Statuto a maggioranza semplice dei votanti. Successivamente lo Statuto potrà essere modificato con votazione a maggioranza qualificata di due terzi dei votanti con almeno 6 mesi di anzianità

Art. 16. Congresso - Norma Transitoria
 
Considerata la complessità dell’organizzazione del Primo Congresso Internazionale (con moltissimi Iscritti che vivono all’estero) il Segretario Generale delegherà un Iscritto al PIE a creare ed eventualmente Presiedere una Commissione Elettorale con il compito di elaborare, sulla base di una serie di domande precise, un documento che affronti gli aspetti organizzativi, procedurali, logistici, economici, nonché le modalità di votazioni (anche per delega e via internet), per fare in modo che tutto si svolga nella maniera più democratica e trasparente possibile. Questo documento verrà sottoposto sei mesi prima del Congresso all’approvazione della maggioranza degli iscritti in prima votazione e a maggioranza dei votanti in seconda.

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Partito Italiani all’Estero: ECCO IL LOGO

Written by Salvatore Viglia on Febbraio 2nd, 2009

 Il Partito Italiani all’Estero (P.I.E), sta prendendo vita anche nella sua forma di comunicazione più immediata. Il logo è pronto. E’ nato dalla abilità professionale del nostro webmaster e grafico Cesare Bramante, che ha saputo mirabilmente interpretare la nostra volontà e lo spirito di questa nuova formazione politica.

Nessun colore che richiamasse partiti già esistenti.

Cinque stelle ad indicare i cinque continenti ed una “i” al centro. Questa sta per “Innovazione” per partito “Innovatore”, per “Italia”. Indica, cioè, la volontà dichiarata di uscire fuori dalla logica del vecchio partitismo a vantaggio di una spinta innovatrice nuova che sappia interpretare le necessità di questo paese ed affrontare meglio le sfide del futuro.

L’Italia di oggi è un paese con l’artrosi, un paese malato, immobile.

Gli italiani all’estero, essi stessi sono una novità assoluta. La circoscrizione estero, invece di evidenziarne le potenzialità, ne ha mortificato il passato, ne ha ignorato il presente, ha azzerato il futuro sottolineando solo il fumus miserabile e marcescente.

Nei giorni avvenire ne vedremo proprio di tutti i colori.

Le comunità italiane all’estero sono in agitazione mostrano di aver preso coscienza del disastro compiuto e della beffa futura. Sempre più spesso avremo manifestazioni di intolleranza.

Sempre più spesso sentiremo parlare di agitazione e di protesta. Il momento di definire il Partito è venuto ed i tempi sono più che maturi per presentarsi a Roma con la forza dirompente dei numeri: Da questo momento in poi nessuna compiacenza, solo diritti per i quali battersi.

Il programma del nuovo partito dobbiamo farlo insieme. Insieme alla gente, alla base. Dobbiamo interrogarla sulle proprie consapevolezze, sulle loro proposte, codificare i suoi consigli. Non a rango di miserabili e pezzenti quindi dovranno essere considerati come sinora si è fatto, ma quale prospettiva nuova di sviluppo e di innovazione per l’Italia troppo vecchia e claudicante ormai per poter correre con le gambe che si ritrova.

Salire su questo treno specie in questi momenti dove la fase costituente prende vita dai contatti e dalle relazioni in tutto il mondo con la potenza del web, significa scrivere una vera pagina di storia sottolineando quella onestà intellettuale che oggi è appannaggio di moltissimi, checché se ne dica e se ne veda, basta scovarli.

Constatato il fallimento della Circoscrizione Estero e preso atto dello stallo scoraggiante soprattutto per il futuro non resta che salire su questo treno al volo.

Faremo in modo da poter avere in Parlamento un gruppo parlamentare appartenente ad un unico partito in grado di imporre il rispetto dei programmi di governo. Attualmente 18 parlamentari divisi in 12 deputati alla Camera e 6 sanatori al senato, divisi a loro volta tra cinque partiti, sono come una noce in un sacco.

A dimostrazione di ciò basta leggere i loro documenti ed i loro comunicati stampa che meglio potrebbero definirsi dei bollettini di guerra.
In questi, ultimamente i 18 deputati fanno ricorso spesso alla gente, alle mobilitazioni di massa proprio perché si rendono conto del fallimento e della impotenza politica che sul campo si conferma ogni giorno sempre di più.

Non solo. Stanno proliferando come batteri sul formaggio avariato, movimenti e movimenti. Si sentono in giro idee tanto originali in questo senso: fare un ennesimo movimento.

La prima cosa che questo partito potrà fare con la forza dei numeri (non certo dei movimenti fine a sé stessi, ma semmai insieme a loro ed all’interno del partito) ed anche prima delle prossime elezioni, sarà quella di chiedere di modificare la legge Tremaglia accordando il voto per corrispondenza ai residenti all’estero anche per parlamentari italiani. Dunque, nessuna riforma costituzionale ma la semplice acquisizione piena del diritto di voto.

Sino ad ora la forza della demagogia aveva sostenuto che per rappresentare gli italiani all’estero bisognasse essere residenti all’estero, come dire che  per rappresentare i metalmeccanici sia indispensabile essere stati metalmeccanici. E’ ora di finirla con questa buffonata .

Con una rappresentanza in parlamento ed un gruppo quindi capace di far sentire le proprie ragioni, tutti quelli che oggi sono grandi problemi: cittadinanza, consolati, assegni  di solidarietà, lingua e cultura italiana nel mondo ecc. saranno risolti immediatamente con un unico provvedimento-investimento lancio.

Il progetto vero del Partito deve essere proteso al medio e lungo termine e valorizzare  la presenza italiana nel mondo convogliando in un unico schema innovatore quelle proposte che possono fare da propulsori all’economia del paese.

Una sorta di seconda “rimessa” come accadde nel dopo guerra a seguito delle prima emigrazione.

L’Italia è l’unico paese occidentale che può vantare una grande presenza di propri connazionali in tutto il mondo, questa è oggi una grande fortuna che potrebbe rivelarsi risolutiva.

Il partito si rivolge ai giovani soprattutto li invoglierà “all’impresa italiana, allo studio ed alla ricerca” sul territorio con appositi corsi e masters organizzati e sovvenzionati dallo Stato italiano con la possibilità di ritorno e di lavoro anche in Italia. Il tutto potrebbe essere organizzato in collaborazione con le autorità straniere in condizione di reciprocità e con il coinvolgimento delle Università in regime di compensazione. E questo sarebbe solo l’inizio.

Invogliare ed introdurre l’uso del computer e delle nuove tecnologie a tutti i livelli di popolazione formando ed educando, prima ancora di istruire, alla innovazione come unico investimento forte e sicuro.

L’Italia sta dando pessima prova di sé stessa dal punto di vista etico e politico oltre che economico.

E poi, la circoscrizione estero dove porterà, quali sono i suoi progetti? Qual è il futuro che promette?

Il nulla assoluto. 

Per aderire al nuovo partito gratuitamente scaricare il modulo da:
http://www.politicamentecorretto.com/Modulo_adesione.pdf

Tag: analogico, Angelo Saracini, associazionismo, Bartali, Basilio Giordano, BLOG, Brunetta, C.G.I.E, Caro Ghezzi, cittadini italiani nel mondo, Claudio Petruccioli, connazionali, Di Girolamo, equidistante, Ghezzi, Parlamento, partito all'estero, Pensione minima, Politicamentecorretto, politiche, Salvatore Viglia, trasmettere, Tremaglia

VOTO ALL’ESTERO? NELLA UE SI FA COSÌ

Written by Rainero Schembri on Gennaio 26th, 2009

Solo cinque su venticinque sono i Paesi dell’Unione Europea che costringono i propri cittadini residenti all’estero a tornare a casa per votare alle elezioni politiche: Cipro, Grecia, Irlanda, Malta e Slovacchia. In compenso già esiste uno Stato dove si può votare col proprio computer, comodamente seduti in poltrona in un qualunque posto del mondo: l’Estonia. In tutte gli altri Paesi si può votare anche presso le rappresentanze diplomatiche (Ambasciate o Consolati) o per posta: in alcuni casi si invia la scheda all’Ambasciata in altri essa viene spedita direttamente in Patria. Alcuni Stati, infine, consentono di votare anche per procura, cioè, di delegare un’altra persona a recarsi al seggio elettorale o in Ambasciata.

Quello che è certo è che per il voto all’estero, nessun altro Paese del mondo ha immaginato qualcosa di analogo al Sistema elettorale italiano (legge 459/2001) con la creazione della Circoscrizione Estero e con il numero fisso di rappresentanti: 6 senatori e 12 deputati eletti tra i residenti all’estero. In pratica, anche nazioni che vantano una grande storia dell’emigrazione, come la Spagna, il Portogallo, la Grecia, l’Irlanda e, più recentemente, la Polonia e la Romania, non prevedono alcuna distinzione per votare o essere eletti tra i cittadini residenti nel Paese o all’estero.

In futuro, poi, tutti i sistemi elettorali verranno probabilmente semplificati ed accelerati con l’introduzione del voto elettronico. Da precisare, comunque, che per votazione elettronica (chiamata anche e-voting o voto on-line) s’intende uno dei diversi metodi basati sulle tecnologie elettroniche ed informatiche per determinare la scelta politica degli elettori attraverso postazioni (kiosk), per mezzo di Internet, per telefono, per mezzo di schede perforate o sistemi a scansione ottica.
Su questa strada si sono già incamminati anche diversi Paesi fuori dalla UE come il Brasile, l’India, gli Stati Uniti, il Venezuela, ecc. Oltre che estremamente comodo, il voto elettronico è anche decisamente conveniente dal punto di vista dei costi. E se ci sono ancora problemi di sicurezza a e affidabilità sicuramente col tempo verranno trovate delle soluzioni tecniche accettabili per tutti.

Ma in Italia, su questo fronte, a che punto siamo?

In Italia lo scrutinio elettronico è stato sperimentato su computer portatili mediante un software di proprietà della Eds e registrato su dvd non riscrivibile che gira su sistema operativo Linux per la versione Knoppix 4.0. Sul portatile il disco rigido è vuoto e sia il sistema operativo sia il software per il conteggio elettronico girano live sul dvd. Chiavetta usb e pen drive sono presenti e sigillate nelle buste che contengono il restante materiale cartaceo utilizzato nel seggio.

Sperimentazioni col voto elettronico sono stati compiuti nel 1999 nel Comune di Guidonia (vicino Roma), nel 2000 a San Benedetto del Tronto, nella 2004 nella Provincia Autonoma di Trento, nel 2006 nel Comune di Cremona e nella Regione Friuli Venezia Giulia. Dopo una sperimentazione condotta in circa 1500 uffici elettorali nei due anni precedenti, nel 2006 i voti di quasi undici milioni di elettori sono stati conteggiati e comunicati al ministero anche con lo scrutinio elettronico.

Indipendentemente dai problemi tecnici e dalla necessità di affinare il sistema dei controlli sulla correttezza dei voti non c’è dubbio che in futuro con la votazione elettronica le distanze saranno completamente abolite e gli italiani residenti e non in Italia finalmente potranno votare tutti allo stesso modo senza e spostarsi da casa.

Di seguito riportiamo una scheda di come si vota all’estero nei vari Paesi UE:

AUSTRIA - In ambasciata e per Posta
BELGIO - In Ambasciata, per Posta e per Procura (sia in Ambasciata che nel proprio Paese)
CIPRO - Bisogna tornare in Patria.
DANIMARCA - In Ambasciata
ESTONIA – In Ambasciata, per Posta ed Elettronicamente (dal proprio computer)
FINLANDIA – In Ambasciata e Consolati
FRANCIA - Presso i Consolati
GERMANIA - Voto per Posta .
GRECIA – Per le Politiche in Grecia, per le Europee, Ambasciata e Consolati
IRLANDA – Bisogna tornare in Patria.
LETTONIA- In Ambasciata, nei Consolati, per Posta, per Procura
LITUANIA – In Ambasciata e per Posta
LUSSEMBURGO - Per posta
MALTA- Bisogna tornare in Patria.
PAESI BASSI- In Ambasciata e per Posta
POLONIA – In Ambasciata
PORTOGALLO - Per il presidente della Repubblica in Ambasciata, per le Politiche per Posta
REGNO UNITO - Per posta e per Procura
REPUBBLICA CECA - In Ambasciata
ROMANIA – In Ambasciata e Consolati
SLOVACCHIA - Bisogna tornare in Patria
SLOVENIA - In Ambasciata e Consolati e per Posta
SPAGNA – Nei Consolati e per Posta
SVEZIA – Nei Consolati e per Posta
UNGHERIA - In Ambasciata o luoghi indicati dall’Ambasciatore

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IL PARTITO ALL’ESTERO PROPOSTO DA SALVATORE

Written by Carmine Gonnella on Ottobre 13th, 2008

…parliamone… ….parliamone… ….parliamone…

 

 

SERVE REALMENTE UN PARTITO ALL’ESTERO ?

 

 

Il problema basilare non e’ tanto un partito unico o aveve una sola voce in parlamento, ma di una radicale riforma del voto. Piu’ di una volta, nei miei editoriali con la “capa tosta” che mi ritrovo ne ho fatto riferimento. Le circoscrizioni estere andrebbero abolite “at once “ come diciamo noi anglosassoni.e di questo ne abbiamo gia’ parlato e scritto fino alla nausea. Nel manifesto ahime’ mancano alcuni punti fondamentali del nascente partito. (1)  Il registro AIRE andrebbe rinnovato su basi annuali con registrazione obligatoria poi’ spetta al cittadino votare o non votare. Il voto e’ libera espessione narra l’ articolo 48 (2 ) Il voto ( via posta ovviamente  ) attivo e passivo andrebbe esteso a tutte le elezioni ed il plico deve essere spedito e scrutinato dal paese di residenza o di nascita. Questo darebbe la vera voce in capitolo a noi milioni di cittadini nel mondo Condivido del tutto il principio che non bisogna essere residenti all’estero per forza di cose per rappresentare il cittadino italiano nel mondo, ma con l’ attuale legge elettorale staremo punto e a capo credimi

L’ idea del partito unico all’ estero e’ appezzabile e condivisibile sotto molti aspetti. Ma senza questi due punti ripeto fondamentali diventerebbe solo un altro orticello incolto…  ….parliamone…

Tag: AIRE, Apprezzabile, cittadini italiani nel mondo, condivisibile, estero, manifesto, Parlamento, partito all'estero, voto

Nuova discussione: Caso Di Girolamo, il cittadino si chiede..

Written by Carmine Gonnella on Ottobre 3rd, 2008

1-     Quanti nel partito PdL erano al corrente della sua non-residenza all’ estero ?

 

2-     Se il primo dei non eletti non fosse stato un candidato dello stesso partito, avremmo avuto “il caso “ ?

 

3-     Se il presunto senatore sara’ estromesso dal parlamento dalla Giunta per l’ elezioni. Dovra’ restituire lo stipendio sino ad’ ora indebitamente incassato ?

 

4-     Lo manderanno a casa con una  pensione minima ?

 

5-     Di Girolamo era l’ unico dei candidati ( in tutte le liste presentate ) non residente all’ estero ?

Tag: Candidati, elezioni, Giunta per le elezioni, Parlamento, Pensione minima

Il grande Bartali diceva: « …l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare»

Written by Salvatore Viglia on Settembre 29th, 2008

 

 

Ciò che meglio sintetizza le attuali perplessità intorno agli italiani all’estero e ai suoi eletti, è la frase storica del grande Bartali: tutto è da rifare. E’ da rifare perché le aspettative agli albori della legge sul voto degli italiani all’estero, sono state disattese tutte. La considerazione da farsi è solo politica non riguarda i singoli. Chi non avrebbe voluto appuntarsi una medaglia al petto per aver ottenuto ed offerto qualcosa alle proprie comunità? Quale eletto nella circoscrizione estero non avrebbe fatto “carte false” per perorare gli interessi di un popolo italiano sparso per il mondo?

«Caro Salvatore –mi scrisse una lettrice- noi qui stiamo bene. Qui abbiamo creato l’Italia che volevamo. Tutto è italiano nelle nostre tradizioni e nei nostri ambienti ma portiamo sempre nel cuore quella nostalgia per la nostra terra che ce la fa sempre sognare. Però rimaniamo sistematicamente delusi perché trattati come quei figli “non normali” che creano solo problemi inutili». Ecco perché “l’è tutto da rifare”, perché non è possibile che dalla lontana Australia si possa descrivere in maniera così rassegnata quanto lucida il cinismo del disarmo.

E’ tutto da rifare a cominciare dalla legge. Per la testa mi frullano alcuni pensieri per il futuro e quando sarà il momento lancerò un proposta definitiva.

Non è questione di uomini, ma di politica. La politica è un’altra cosa e ce ne accorgiamo quando leggiamo i comunicati stampa che sono il messaggio politico costante traccia di una certa continuità. Dobbiamo chiederci se la gente abbia o no capito cosa sia la politica parlamentare e quale sia il percorso per raggiungere risultati al cospetto del quale essere parlamentari è proprio l’ultima cosa. La gente non lo sa. Non immagina neanche come si deve fare, come si fa. Il compito della informazione è quello proprio di informare istruendo alla logica parlamentare. Attualmente gli eletti all’estero sono solo una rappresentanza senza rappresentatività. Hanno voglia (?) di spingere per le comunità all’estero, hanno una gran voglia (?) di pedalare ma senza bicicletta questa voglia non serve a nulla. Essi non hanno nessun strumento politico per imporsi, da destra a sinistra, dal centro e viceversa. Essi non hanno la bicicletta.

 

Tag: Australia, Bartali, bicicletta, eletti, estero, italiani, italiano, parlamentare, Politica, politico

ELETTI ALL’ESTERO, MAGLIA NERA A TUTTI!

Written by Carmine Gonnella on Settembre 27th, 2008

E’ ora di tirare le somme…

A distanza di quasi tre anni dall’ istituzione delle ripartizioni estere e i 18 parlamentari all’ estero, residenti all’ estero e non  e’ ora di chiederci se ne e’ valsa realmente al pena. I risultati sono sulla bocca di tutti! In primis i nostri 18 paladini non hanno capito, che occoreva essere divisi nella politiche  nazionali, uniti in  quelle migratorie. Queste le ragioni di base per cui a mio avviiso siamo a punto e a capo. Spesso mi sono chiesto e non sono il solo, il perche’ non un solo eletto all’ estero  sia mai stato invitato  o irtepellato dai mass media nazionali  Le risposte sono state tante, forse non esiste realmente una problematica migratoria, gli eletti all’ estero non sono all’ altezza, contano poco. La verita’ temo purtroppo sia un altra. Aldila’ dei tanti comitati e commissioni istituite per l’ occasione che tra l’ altro ( diciamolo anche al ministro Brunetta ) costeranno ulteriori eurini ai contribuenti italiani senza esiti positivi,  e’ venuta nemo ( il lettore usi discrezione ) la “ particella di Dio”, ovvero la coesione unanime sulle questioni migratorie. A noi cittadini italiani all’ estero interessa poco o niente se i 18 nell’ ambito della politica nazionale, coltivano i loro “orticelli” lo richiede il partitismo, ma quando si tratta di politiche migratorie dovrebbere avere una sola voce sia in parlamento che fuori. Non basta fare dell’ interrogazioni, spedire dei comunicati ai vari giornali di stampa italiana all’ estero o apparire occasionalmente su Raitalia,  per poi lavarsene le mani. Se non c’e’ un  intesa un dialogo, un armonia tra la “banda” ,  sarebbe meglio abolire in toto le circoscrizione estere. Questo e’ quello che chiede la stragrante maggioranza dei  cittadini italiani nel mondo…

 

Tag: dialogo, domande, eletti, estero, nazionali, problematiche

BLOG: RIEPILOGO ….

Written by Carmine Gonnella on Settembre 19th, 2008

BLOG: RIEPILOGO…..

A Viglia- Caro Salvatore per “spicciare “ gli italiani all’ estero come dici tu  baterebbe un solo eletto all’ estero che conosca realmente il dramma della migrazione. Qualcuno batta un   un colpo !  

A- AgoraMagazine : “ gli “orticelli “  sono stati create sopratutto grazie all’ indifferenza e alla mancanza di “attivita’  dei Comites e Cgie  

 

A- Sergio: “ meno male che cen’e’ uno di metropolitano, altrimenti ….saremmo rimasti alla valigia di cartone

A- Ferrara: “ siamo rimasti  troppo tempo attaccati  allo spago e alla valigia di cartone che oramai fa parte del nostro DNA e qualcuno al governo ( attuale ) realmente ci sta credendo   

A- Salvatore :” non mollare , non molliamo, prima o poi si sveglieranno “  anche se …

Caro Ghezzi temo che Lei abbia perfettamente ragione

Tag: Agora, BLOG, C.G.I.E, Caro Ghezzi, comites, Ferrara, indifferenza, Magazine, metropolitano, migrazione, Nessuna, spago, valigia

Riporto qui un articolo a firma di Dario Ghezzi pubblicato su politicamentecorretto

Written by Salvatore Viglia on Settembre 19th, 2008

di Dario Ghezzi

 

Troppi interessi personali. Gli italiani all’estero buggerati

 

 

Il blog su questo giornale è quello che ci voleva per poter dare voce agli italiani all’estero. Ma l’iniziativa non prenderà piede. Troppi sono gli interessi in ballo. Molti si sono creati le loro aspettative seduti troppo spesso fuori le porte dei parlamentari eletti all’estero. Sia i Comites, sia le associazioni, hanno interesse a che le cose restino proprio come sono oggi. Favori personali, richieste sul territorio, problemi contingenti. Né più e né meno ciò che avviene in Italia. Senza contare che gli eletti all’estero, curando sempre di più il loro elettorato sul territorio estero, non fanno che crearsi lo spazio per potersi fare eleggere in quei parlamenti. Chi potrebbe impedire, per esempio all’on. Merlo di candidarsi in Argentina? La prova è che egli non è mai in Parlamento ed invito chiunque a constatarlo dal sito della Camera dove le presenze sono pubbliche. Senza contare le foto sparse e distribuite in tutto il mondo con presidenti argentini e deputati locali. Chi potrebbe impedire, per esempio, all’on. Porta di candidarsi in Brasile? Niente di spregevole, per carità, tutto assolutamente normale, ma se è così, l’intenzione pone in essere aspettative legittime e ottemperamenti di promesse. Se così stanno le cose allora cosa ci aspettiamo nel breve e lungo periodo? Il direttore di questo giornale che dice di essere politicamente corretto perché non denuncia questi fatti? Mi auguro che non abbia capito, ma se non li ha capiti allora, mi permetto, lascia molto a desiderare il suo osservatorio.

Le cose devono rimanere così come sono e stanno. Le associazioni proliferano ed ogni giorno vediamo sulle pagine di questi giornaletti polemiche spicciole tra presidenti di Comites e personaggi che denunciano, urlano e sbraitano inciuci da quattro soldi. Questi personaggi li vedremo la prossima volta presentarsi alle elezioni nella circoscrizione estero. Parola, e non invento nulla. A cominciare dai direttori di giornali. Basilio Giordano direttore del cittadino italo canadese, senatore di questa repubblica? Albelice direttore di Oraitalia? Angelo Saracini presidente del Comites di Atene? E questi sono solo dei nomi sull’unghia. Randazzo direttore a sua volta in Australia?  Ecco dimostrato quali sono gli interessi. Sottolineo legittimi ma pur sempre interessi. Qualsiasi altro fatto andrebbe a sconvolge quelle che chiamo “aspettative” di una massa enorme di persone. Gli italiani all’estero sono un affare che crea la rete. Gli equilibri non vanno toccati, smettiamo di parlare a vanvera perché questa strada ufficiale non porterà da nessuna parte.

Tag: Angelo Saracini, Argentina, associazioni, Australia, Basilio Giordano, candidarsi, comites, direttore, Ghezzi, giornale, italiani, presidenti, territorio

PARLAMENTIAMONE… Buon Giorno amici del Blog di politicamentecorretto

Written by Carmine Gonnella on Settembre 16th, 2008

inizio con un saluto sano e gratuito, un po’ di buone maniere diceva la Bonanima di mio nonno non fanno mai male. Ringrazio il “buon” metropolitano Salvatore  per questa trovata innovatrice di comunicare con chi per decenni e’ sato messo in disparte. Anche se una piccolissima criticuccia, uccia uccia …quel parliamone personalmente lo cambiarei in “parlamentiamone”. E si’ Salvatore io non “baro” quando si parla di CITTADINI italiani mel mondo e le loro istanze, per me il pane e pane e il vino e’ vino con o senza le virgole. Apriamo un altro parlamento tu dici, ma che sia sincero, aperto a tutti e all’ insegna dell’ integrazione e il politicamente corretto O’vero, madre patria Vs l’ altra Italia. Non un Blog per gli italiani all’ estero ma dagli italiani all’ estero. Non so se ho reso un “andazzo”  Rivolgo anch’io l’ appello ai Comites, sono stati tutti messi al corrente di questa iniziativa, io stesso ne ho informati una novantina sparsi per il mondo. Il Web “Free Press”  e’ l’ informazione del domani, non mancate all’ appello. Un altro appello lo vorrei rivolgere anche ai vari Narducci, Merlo, Picchi o quant’ altri. ALIMENTATECI.!!!  Tenendo in mente che in questa chi fa le interrogazioni siamo noi. Non e’ che noi pendiamo dalle vostre labbra ma un intervento da parte vostra credo sia doveroso verso chi con la preferenza vi ha votato, aldila’ delle vostre di micche e oticelli. Vede caro direttore Calabrese ( Agorà Magazine )  le posso garantire che le nostre rimesse non si sono fermate agli anni 60 ma nei decenni successivi fino ad’ oggi si sono quantificate al tal punto da contribuire del 7% del PIL nazionale ( questi I dati del 2005 )  A queste cifre vanno aggiunti i paradisi fiscali, di molti “onesti “ italiani all’ estero, I quali all’ insaputa del paese d’adozione hammo immesso nelle banche italiane.  Quell’ “ orticello e’ oggi una prateria “ elettorale “ dove tutti vorrebbero attingere. Rimanennto sul tema “orticelli”, il  nostro ma sopratutto il mio di compito e’ quello di evitare che i Comites e l’associazionismo italiano all’ estero eviti di assoggiarsi in toto alla politica. Spoliticizzare l’associazionismo significa innanzitutto, non alimentare le manciatoie elettorali. La politicizzazione dei Comites e’ stato il nostro di “ male assoluto”. Ho voluto inserire questo annuncio sul portale invece che sul blog, perche’ so per certezza che sara’ ripreso da altri organi di stampa on line.

Tag: associazionismo, comites, comunicare, estero, innovatrice, italiani, metropolitano, parlamentiamone